Falsi IA, rivendicazioni di copyright e futuro della proprietà musicale

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Il musicista folk Murphy Campbell è recentemente diventato un caso di studio nel caos emergente della musica generata dall’intelligenza artificiale e dell’aggressiva applicazione del copyright. A gennaio, ha scoperto che sul suo profilo Spotify apparivano tracce non autorizzate: canzoni che non aveva mai caricato, con voci che suonavano decisamente artificiali.

Il problema: l’intelligenza artificiale è ora in grado di replicare le voci degli artisti per creare falsi convincenti, che vengono poi caricati sui servizi di streaming con il nome dell’artista originale. Campbell ha verificato i suoi sospetti utilizzando strumenti di rilevamento dell’intelligenza artificiale, che hanno indicato che le tracce erano probabilmente generate dall’intelligenza artificiale. L’incidente evidenzia una lacuna critica nella sicurezza della piattaforma: Campbell ha impiegato uno sforzo significativo solo per rimuovere le canzoni fraudolente e, anche in questo caso, alcune rimangono accessibili con profili di artisti alterati.

Spotify sta testando un sistema di approvazione manuale per i caricamenti, ma Campbell è scettico, date le promesse passate dei giganti della tecnologia che non si sono completamente concretizzate. La situazione si aggravò ulteriormente quando una serie di video furono caricati su YouTube tramite il distributore Vydia, rivendicando la proprietà del copyright sul materiale di pubblico dominio di Campbell, comprese le canzoni popolari secolari.

Il colpo di scena: Nonostante il tempismo abbia suscitato perplessità, Vydia non mantiene alcun collegamento con i caricamenti delle copertine dell’IA. L’azienda sostiene che il suo sistema Content ID segnala solo lo 0,02% delle affermazioni come non valide, definendolo uno standard di settore “straordinario”. Tuttavia, questo incidente sottolinea un problema più ampio: i mondi della generazione dell’intelligenza artificiale, della distribuzione musicale e del diritto d’autore sono pieni di vulnerabilità.

Campbell sottolinea che gli abusi vanno ben oltre i problemi superficiali. L’incidente ha anche innescato minacce contro i dipendenti di Vydia, costringendo l’evacuazione degli uffici. Il caso ci ricorda chiaramente che anche le piattaforme consolidate possono essere sfruttate e che gli artisti sono lasciati a navigare in un panorama complesso con risorse limitate.

“Penso che la questione sia molto più profonda di quanto pensiamo,” dice Campbell.

Il futuro della proprietà musicale è incerto. Man mano che gli strumenti di intelligenza artificiale diventano più sofisticati e l’applicazione del copyright diventa sempre più automatizzata, gli artisti potrebbero trovarsi in una battaglia costante per proteggere la propria identità e i propri diritti creativi.